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Il viaggio più avventuroso di tutti è quello che ci porta a riempire il vuoto di una pagina bianca. Hai il coraggio di affrontare questa sfida? Allora puoi diventare uno di noi... Un Narranauta!

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Maggio 23, 2006

Da: L'Alternauta

Meglio soli


La città è esattamente come la ricordava. Trafficata, chiassosa, piena di vita. Davanti a lui, si stende il terrificante, solito ingorgo dell'ora di punta. Sul marciapiede, una piccola folla di persone si attarda per godersi i raggi limpidi del sole. Judas toglie il casco e chiude gli occhi, grato di quello spettacolo confortante.

"Ciao Judas, cosa ci fai qui?"

La voce, familiare, lo riporta sulla terra. Davanti a lui c'è l'Ingegnere Capo Arcudi. Il volto di Lev è rilassato, sorridente, ma il suo sguardo è preoccupato. Tiene in mano un guinzaglio, a cui è legato un quadrupede che somiglia ad un cavallo, ma delle dimensioni di un barboncino. Judas lo fissa affascinato, mentre Lev segue la direzione del suo sguardo.





Aprile 9, 2006

Da: L'Alternauta

L'arrivo


Un piccolissimo sobbalzo fa comprendere a Judas di essere arrivato. "Il viaggio alterdimensionale è istantaneo...." mormora ricordando le lezioni teoriche. La visione, da confusa, si fa presto netta e precisa, Judas spalanca gli occhi ed immediatamente un'espressione di enorme stupore gli si stampa in viso.





Marzo 30, 2006

Da: Faccine

Ultima Thule


“Buongiorno, Giulio” disse la voce. “O meglio, buonasera. Sono quasi sicuro che ascolterai questo messaggio di notte, subito dopo aver trovato il mio ultimo… lavoro.”





Marzo 29, 2006

Da: A(r)marsi

My baby shot me down


“Aspetti, signor Vecchiazzi, finisco di mostrare quest’arma al signore e poi vado. Grazie davvero per la comprensione. Apro io a Carlo, lasci.”

Chiara pare rianimarsi un po’. Preme il pulsante per l’apertura elettrica della porta, poi torna a rivolgersi al cliente, questa volta con maggior convinzione.





Marzo 22, 2006

Da: La vecchia e il ladro

La fuga


Un piede davanti all'altro, chissà da quanto tempo; non lo sapeva più nemmeno lui.





Marzo 21, 2006

Da: Faccine

:sarcastic:


- “Animata”? Cosa cazzo vorrebbe dire “animata”? -

De Val, l’ispettore del RIS, era fuori di sé. In piedi al centro del salone, scuoteva l’appuntato per il bavero, sputacchiandogli in faccia goccioline di saliva e caffé. Il giovane carabiniere non riusciva a rispondere: ogni volta che cercava di proferire verbo, il superiore lo interrompeva.

- Devi spiegarmi cosa cazzo intendi, adesso, subito! Taci! Non ho finito. Allora, mi vuoi rispondere? Cosa cazzo aspetti, eh? Zitto, per carità di Dio zitto o ti stronco… -

Mantovani sorrise, nonostante la situazione: De Val non era cambiato. Si avvicinò e gli posò una mano sul braccio.





Da: Angela (Incipit 4)

Incidente


Questa è la storia del giorno in cui smisi di essere ateo.

Mi chiamo Paolo Mezzani, ho trentacinque anni e sono un tecnico hardware. Sono considerato una persona normale, senza particolari fobie o manie, senza eccessi, voli di fantasia, senza caratteristiche particolari o fuori dalla norma.





Marzo 17, 2006

Da: Incipit

Incipit


Cinque possibili inizi di racconti. Sceglietene uno e portatelo avanti come vi pare. Niente impedisce che due incipit vengano scelti da due persone diverse e sviluppati in direzioni differenti. Vediamo cosa salta fuori.

1) Era una brava persona, ma aveva la sfortuna di chiamarsi Albert, per gli amici Al. Di cognome, Qaeda.

2) "Sto bene" disse. E morì.

3) Tra tutti i posti nei quali gli si era incastrata la testa, e Dio sa che non erano pochi, quello era di sicuro il più imbarazzante.

4) Questa è la storia del giorno in cui smisi di essere ateo.

5) "Posso uscire a giocare?" chiese il computer.




Da: Faccine

Faccine


Giulio passò il resto della giornata a stendere il rapporto dell’accaduto. Ne approfittò per commissionare al brigadier Pizzuti una ricerca sulla vittima. Era quasi sicuro che non lo avrebbe portato da nessuna parte, ma non poteva permettersi di lasciare nulla d’intentato.





Marzo 16, 2006

Da: A(r)marsi

A(r)marsi


Lui e lei seduti al tavolo di un ristorante. Tintinnii di posate, camerieri in giacca bianca, vasca delle aragoste, musica filosoffusa.

Lei ha una bellezza da sirena, o analoga creatura abissale: occhi azzurro mare, chiome biondo sabbia, labbra rosso corallo, naso a pinna di squalo. Secca, filiforme, niente fianchi, niente tette, un fisico da playmate dei sogni di Popeye.

Lui ha l’aria di uno che non sarebbe brutto, se non fosse un po’ idrocefalo. Sembra che gli abbiano infilato a forza la pelle della testa su un teschio troppo largo. Capelli tagliati cortissimi, accenno di stempiatura, pettorali e bicipiti da frequentatore di palestre, una tacca sotto la Zona Fanatismo.

Look di lei: vestito lungo da sera color prugna con scollatura quadrata, scarpe aperte, filo di perle, capelli raccolti dietro la nuca.

Look di lui: camicia color salmone, giacca e pantaloni coordinati, scarpe fresche di lucidatura.

Lui, curvo sul piatto, sta sezionando un filetto con la cura e la cautela del neurochirurgo. Lei, col gomito destro poggiato alla tavola e il mento poggiato al palmo destro, fissa lui socchiudendo gli occhi e sorridendo. Sul tavolo: tovaglioli piegati, flute, fiori, bottiglia di vino.