Il viaggio più avventuroso di tutti è quello che ci porta a riempire il vuoto di una pagina bianca. Hai il coraggio di affrontare questa sfida? Allora puoi diventare uno di noi... Un Narranauta!
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:sarcastic:
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Marzo 21, 2006 |
:sarcastic:- “Animata”? Cosa cazzo vorrebbe dire “animata”? -
De Val, l’ispettore del RIS, era fuori di sé. In piedi al centro del salone, scuoteva l’appuntato per il bavero, sputacchiandogli in faccia goccioline di saliva e caffé. Il giovane carabiniere non riusciva a rispondere: ogni volta che cercava di proferire verbo, il superiore lo interrompeva.
- Devi spiegarmi cosa cazzo intendi, adesso, subito! Taci! Non ho finito. Allora, mi vuoi rispondere? Cosa cazzo aspetti, eh? Zitto, per carità di Dio zitto o ti stronco… -
Mantovani sorrise, nonostante la situazione: De Val non era cambiato. Si avvicinò e gli posò una mano sul braccio.
- Vittorio -
L’altro parve calmarsi all’istante.
- Giulio, ciao. Sembra che abbiamo una merda grossa come una casa, qui. Grossa come questa, di casa. Vuoi un po’ di caffè? E’ decaffeinato: dopo l’angioplastica mia moglie ha il completo controllo del thermos -
- Non mi sembra che serva a molto, sei sempre incazzato lo stesso. Comunque no, grazie. L’hai già visto? -
- No, non ho visto ancora un cazzo: ero qui da cinque minuti, quando sei arrivato tu -
“E hai fatto in tempo a terrorizzare un ragazzino che aveva già paura di suo”, pensò Mantovani. Apprezzava il lavoro di De Val, ma non gli piaceva come trattava gli altri. Sembrava ritenere che ogni caso fosse un affare personale, e che tutti i colleghi fossero semplici strumenti per raggiungere il suo scopo. Attrezzi, non più degni di considerazione dei reagenti di laboratorio.
- Giulio, andiamo -
La voce di De Val lo riportò alla realtà. Scosse la testa, come a cacciare il pensiero, e imboccò le scale, verso la taverna della villa. Mentre scendevano, incrociarono un altro carabiniere, terreo in volto e con un fazzoletto davanti alla bocca. Il conato lo sorprese mentre apriva bocca per salutare. Mantovani, perplesso, si rivolse al collega.
- Pizzuti non ha voluto dirmi niente. Tu cosa sai? -
- Poco. Tra le frasi smozzicate e il vomito di questi, ho capito ben poco. Ma… -
- Ma? -
- Niente, è un’assurdità. Oh, ecco il tuo solerte Pizzuti -
A Mantovani non era piaciuto il tono sarcastico con cui l’altro l’aveva pronunciato, ma preferì abbozzare e rivolgersi direttamente al brigadiere.
- Igor, cosa c’è? Perché nessuno ne parla? -
- Venga a vedere, Commissario. Non si può descrivere a parole. Entri e guardi -
De Val spinse via bruscamente Pizzuti ed entrò nella stanza, subito seguito da Mantovani.
- Oh, Cristo -
Enrico Pedrazza, ex presidente provinciale coinvolto in scandali giudiziari, palazzinaro, proprietario di locali e riccone generico, giaceva supino sul panno del tavolo da biliardo. La vestaglia di seta era aperta, intrisa di sangue semirappreso, ed il largo ventre era illuminato dalle lampade. Sotto la luce giallastra e calda le linee rosse, spesse e decise, rilucevano in maniera incongruamente vivace.
- Elaborata - sospirò Mantovani - questa volta è elaborata -
La faccina occupava l’intero addome di Pedrazza: tonda, la bocca piegata in un mezzo sorriso sardonico squarciava la pelle all’altezza del pube. Gli occhi dello smilie non erano due semplici fori, ma veri e propri cerchi, le cui pupille guardavano in alto in un’espressione di irritante superiorità. A Mantovani ricordò l’atteggiamento di De Val quando ascoltava i suggerimenti dei sottoposti.
- Si muovono. - La voce dell’ispettore era poco più di un sibilo - Quei cazzo di occhi ironici del cazzo si muovono -
Era vero. Le pupille della faccina compivano un mezzo giro in senso antiorario, dal basso verso l’alto, per poi tornare con uno scatto al punto di partenza. Ogni evoluzione degli occhi produceva un fruscio liquido, seguito da un gorgoglio. Non c’era da stupirsi che tutti vomitassero.
Sei ore dopo, Mantovani posava il bicchiere di plastica del caffè, mentre De Val gettava i guanti di lattice nel contenitore dei rifiuti pericolosi.
- Pedrazza è morto circa due ore prima del suo rinvenimento. L’ha trovato la governante, che vive nella dependance della villa: era stupita del fatto che fosse ancora al biliardo, ed è entrata per dare un’occhiata. Ora è in osservazione in psichiatria.
Il movimento è dato da un vecchio registratore a nastro modificato: la cute è stata incisa, rimossa ed il registratore è stato inserito nella cavità addominale, approfittando dell’obesità della vittima. Dopodiché la faccina è stata riposizionata. Gli occhi sono stati disegnati successivamente sulle rispettive porzioni di epidermide, e poi applicati sulle ruote delle bobine. Il sanguinamento massivo ed il grado di coagulazione paiono indicare che il crimine sia avvenuto precedentemente al depasso di Pedrazza… -
- Scusa, Vittorio, stai dicendo che… -
- Era vivo quando lo stronzo gli ha ficcato il cazzo di marchingegno in panza, sì. Sette più al Commissario. Posso andare avanti adesso? -
- Probabilmente la vittima era drogata: per quanto prolassati, i muscoli addominali si sarebbero contratti e non avrebbero consentito all’assassino di agire comodamente. Attendiamo i risultati delle analisi del sangue per capire quale sia il sedativo somministrato. -
- Ispettore, commissario, c’è una novità -
Un tecnico di laboratorio s’era affacciato alla porta. Ad un cenno di Mantovani, fece un passo avanti.
- Abbiamo esaminato il macchinario, e risulta che le bobine contenessero una porzione di nastro magnetico. Siamo riusciti ad ascoltarlo: malgrado la condizione, è perfettamente udibile. Ha una resa sonora davvero buona, se mi è permesso dirlo, ma la cosa più importante è che… ecco, non saprei come dirlo, ma… C’è un messaggio dentro, Commissario. Un messaggio per lei. -