Il viaggio più avventuroso di tutti è quello che ci porta a riempire il vuoto di una pagina bianca. Hai il coraggio di affrontare questa sfida? Allora puoi diventare uno di noi... Un Narranauta!
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Marzo 30, 2006 |
Ultima Thule“Buongiorno, Giulio” disse la voce. “O meglio, buonasera. Sono quasi sicuro che ascolterai questo messaggio di notte, subito dopo aver trovato il mio ultimo… lavoro.”
La registrazione su nastro era dominata da un fruscio continuo e uniforme. Molto al di sotto di esso, tanto che distinguerla richiedeva grande concentrazione, c’era la voce. Una voce sabbiosa, lontana, distorta e asessuata: non sembrava nemmeno umana.
“Un sintetizzatore vocale?” ipotizzò Pizzuti. De Val gli impose di tacere con un sibilo rabbioso. Misura inutile: in quel momento la voce sul nastro era silenziosa. Dall’altoparlante del registratore scaturivano solo fruscii. Giulio fissava le bobine rotanti come ipnotizzato.
Qualche secondo dopo, la voce riprese a parlare.
“Spero non sia un problema se ti do del tu, Giulio. In fondo ci conosciamo così bene… Ti ho osservato a lungo, e so molte cose sul tuo conto. Quanto a te… Ti ho scelto proprio perché sei il massimo esperto delle mie opere. Il mio critico di fiducia, in un certo senso.”
Ci fu un’altra pausa. Giulio socchiuse gli occhi: benché fosse palesemente contraffatta, forse addirittura sintetica, quella voce dava l’impressione di parlargli con ironia superiore. Un tono da padrone del gioco. Oltre i disturbi e la pessima qualità dell’audio, Giulio riusciva quasi a vedere la bocca dalla quale uscivano quelle parole; una bocca contratta in un sorriso arrogante.
La voce parlò nuovamente.
“Non temere, Giulio, non ho intenzione di farti del male… A meno che tu non mi ci costringa. Farò male ad altri, piuttosto… Molto più di quanto ne ho fatto finora. Sono all’apice dell’ispirazione, Giulio, e penso che da oggi produrrò una nuova opera d’arte alla settimana… Finché tu non mi fermi.”
Terza pausa.
“Che figlio di puttana” ringhiò De Val. Pizzuti accennò a portare l’indice alle labbra per invitarlo al silenzio, ma De Val lo folgorò con uno sguardo micidiale; il brigadiere ritrasse timidamente la mano. Giulio continuava a fissare il moto delle bobine.
“Devi capire che la mia non è una mente malata, Giulio” proseguì la voce. “La mia è una mente geniale, che ha la fortuna di potersi esprimere attraverso una materia molto facile da reperire.”
Giulio percepì che il tono della voce era cambiato. Da ironico, s’era fatto maledettamente serio.
“La mia opera è un capolavoro… E come tutti i veri capolavori ha un altissimo valore morale. Mi manca solo un testimone che tramandi ai posteri il mio messaggio… Quel testimone sarai tu, Giulio. Sta a te far sì che ciò avvenga il prima possibile.”
Quarta pausa, durante la quale al silenzio del nastro corrispose quello degli ascoltatori. Il pesante fruscio dominò la stanza.
“Cercami a Ultima Thule, Giulio” proseguì la voce. “Dove le distanze non esistono.”
“Che cazzo…?” sbottò De Val.
“Fermami, Giulio Mantovani” concluse la voce. “Fermami.”
La registrazione si interruppe con uno scatto secco.
De Val si passò una mano sul viso. “Ci mancavano pure gli indovinelli… Pensavo che queste cazzate succedessero solo nei film americani.”
“Thule non è il nome che davano gli antichi romani all’Islanda?” chiese Pizzuti.
“Guarda che le facciamo tutti le parole crociate, cervellone” lo aggredì De Val. “Quindi, quale dovrebbe essere la prossima mossa, secondo te? Prendiamo il primo aereo per Helsinki?”
“E’ Reykjavik” mormorò Pizzuti, intimorito.
Giulio, intanto, non aveva mai smesso di fissare il registratore, quasi si aspettasse di sentirlo parlare ancora. Lo sfiorò con la punta delle dita.
“Il nastro lo prendo io” disse De Val. “Se lì dentro c’è qualcosa che può farci risalire a quell’imbecille squilibrato, lo troveremo.”
“Forse è squilibrato” replicò Giulio. “Di certo non è un imbecille. E’ per questo che sul nastro non troverai niente più di quanto abbiamo sentito.” Sollevò lo sguardo. “Qual è l’unico posto dove non esistono le distanze? Dove puoi parlare con una persona che è dall’altra parte del mondo come se fosse davanti a te?”
Per qualche istante, le fronti di Pizzuti e di De Val si incresparono pensose. Poi Pizzuti s’illuminò in viso. “La Rete” disse.
“A quanto pare avevi ragione, Igor” annuì Giulio. “C’è un collegamento a Internet, qui dentro? Scommetto che esiste una chat chiamata Ultima Thule.”