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Maggio 23, 2006

Da: L'Alternauta

Meglio soli


La città è esattamente come la ricordava. Trafficata, chiassosa, piena di vita. Davanti a lui, si stende il terrificante, solito ingorgo dell'ora di punta. Sul marciapiede, una piccola folla di persone si attarda per godersi i raggi limpidi del sole. Judas toglie il casco e chiude gli occhi, grato di quello spettacolo confortante.

"Ciao Judas, cosa ci fai qui?"

La voce, familiare, lo riporta sulla terra. Davanti a lui c'è l'Ingegnere Capo Arcudi. Il volto di Lev è rilassato, sorridente, ma il suo sguardo è preoccupato. Tiene in mano un guinzaglio, a cui è legato un quadrupede che somiglia ad un cavallo, ma delle dimensioni di un barboncino. Judas lo fissa affascinato, mentre Lev segue la direzione del suo sguardo.

"Hey Jude, ma che hai? Non ti ricordi di Tesla? E' il mio mini-quagga, me l'avete regalato tu e Jo per il mio compleanno!"

"Il tuo cosa? Regalato per il quando?"

"Dai Jude, non fare l'idiota. Me l'avete regalato per il mio compleanno, pochi mesi fa. Dopo la chiusura del Progetto Alternauta a causa dell'incidente con il Generale Tamahori. Brutta storia davvero, quella."

Judas sbatte gli occhi, cercando di dire qualcosa, ma non riesce ad emettere un suono. Boccheggia, come stordito.

"Amico, tu non stai bene. Poi cosa ci facevi dentro al complesso? E perché indossi una tuta transdimensionale? Spiegami cosa non va, su."

Judas è sempre più attonito. Cerca di spiegarsi, ma ogni parola esce con fatica sovrumana.

"Io... il viaggio... la traslazione, silenzio nel casco. Primo viaggio da Alternauta, qualcosa deve essere andato storto."

Lo sguardo di Lev si fa più duro.

"Judas, non so cosa stai cercando di fare, ma tutto questo non mi piace. Te lo chiedo ancora una volta: coa cercavi di fare qui?"

Judas respira profondamente, e finalmente trova le parole.

"Lev, io sono in missione. Sono appena partito per il mio primo viaggio. Sarei dovuto approdare su Terra 106, di cui non sapevamo nulla, ma qualcosa deve essere andato storto, perché mi ritrovo qui, con te, e non capisco più nulla. So solo che il centro è deserto, ed io non so nemmeno se sono in viaggio, se sono mai partito o se sono già tornato."

Lev sospira, si preme la radice del naso con le dita, si siede sull'ingresso del Centro, invitando Judas ad imitarlo. Poi comincia a parlare, a voce bassa e monocorde.

"Judas, ascoltami: sei su Terra Uno, come la chiamavamo. Me la ricordo bene la tua missione, perché fu l'ultima del Progetto. Judas Zerella, Alternauta Zero Due Nove, il massimo dei voti all'Accademia, emozionato come uno scolaretto il primo giorno di scuola ma preparatissimo. Nemmeno ci stupimmo più di tanto, quando Tamahori ti scelse personalmente per la missione su Terra 106, nonostante le poche informazioni in nostro possesso. Se avessimo saputo prima ciò che quel bastardo aveva in mente, forse avremmo potuto impedirglielo. O forse no, chissà. Aveva calcolato tutto alla perfezione, e tra infinite possibilità era riuscito a selezionarne solo una. Ma ormai quello che è successo è successo, ed ora non ci resta che tirare avanti, rimettere insieme i pezzi e cercare di vivere al meglio ciò che ci resta. Il Dottore aveva detto che ci sarebbero potute essere delle rimozioni, ma così gravi non ne hai mai avute."

"Co... cosa intendi dire? Chi è il Dottore? Cosa vuol dire 'ciò che ci resta'?" ribatte Judas, ormai terrorizzato.

"Rimozione, aveva ragione il Doc." Lev sorride amaro. "Jude, amico mio, fingerò che tu non ne sappia niente. Quando Tamahori fece... beh, fece quello che fece, io, te e Jo non ne uscimmo senza conseguenze. Probabilmente fu un effetto collaterale delle ridondanze traslazionali, od un'infezione pandimensionale, non abbiamo ancora capito. Resta il fatto che la nostra composizione molecolare è instabile: perdiamo coesione ogni giorno che passa, cedendo infinitesimali pezzetti di noi alle infinite dimensioni alternative che esistono, senza possibilità di rimedio."

"Stai dicendo che..."

Il tono di Lev tradisce un'immensa tristezza.

"Sto dicendo, amico mio, che stiamo morendo. Siamo stati uccisi. Ed il colpevole è sparito senza che nemmeno sapessimo perché ci ha fatto questo."



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