Il viaggio più avventuroso di tutti è quello che ci porta a riempire il vuoto di una pagina bianca. Hai il coraggio di affrontare questa sfida? Allora puoi diventare uno di noi... Un Narranauta!
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
A(r)marsi (2)
Angela (Incipit 4) (1)
Faccine (4)
Incipit (1)
L'Alternauta (3)
La vecchia e il ladro (1)
Dottor D.
Culo Dritto
Black Cat
Tony
Gattostanco
Lella
Buonipropositi
Pensione Minima
| Sun | Mon | Tue | Wed | Thu | Fri | Sat |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | |||||
| 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |
| 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 |
| 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 |
| 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 |
| 31 |
Angela (Incipit 4)Questa è la storia del giorno in cui smisi di essere ateo.
Mi chiamo Paolo Mezzani, ho trentacinque anni e sono un tecnico hardware. Sono considerato una persona normale, senza particolari fobie o manie, senza eccessi, voli di fantasia, senza caratteristiche particolari o fuori dalla norma.
Deve essere per questo motivo che mia moglie mi ha lasciato, anche se lei mi aveva propinato un discorso confuso infarcito di parole come incomunicabilità, incompatibilità ed altre tratte probabilmente da qualche settimanale femminile.
La sera del 14 novembre stavo infatti tornando dall’aeroporto di Malpensa, dove l’avevo accompagnata: tornava dai suoi genitori, a Roma. Io invece stavo tornando a casa mia, dove non c’era nessuno ad aspettarmi.
C’era un po’ di foschia, ma non nebbia. Il mio umore era pessimo e, come spesso accade in questi casi, mi sembrava che tutto cospirasse a consolidare ed incrementare le mie sensazioni. Le morte città di provincia, quelle case spente, mi sembravano immerse in un sonno comatoso, senza risveglio; le rare persone incontrate per la strada e scomparse in un attimo nello specchietto retrovisore erano immobili, come maschere di cartapesta ghignanti di un carnevale funereo. Un senso di dolore generalizzato mi trafiggeva ed anche il cielo aveva una qualità opprimente che mi costringeva a distogliere lo sguardo.
Forse avrei dovuto prestare più attenzione alla strada, perché fu solo all’ultimo momento che vidi, dopo una curva, una grande forma scura abbandonata in mezzo alla corsia.
Sterzai bruscamente, preso dal panico. La macchina ebbe una reazione imprevista ed uscì di strada, finì di muso nel canale di scolo delle acque piovane, si impennò di coda e si ribaltò sul tetto. L’ultima cosa che pensai, in stridente contrasto con i pensieri funerei che avevo appena avuto fu “Dio no, ti prego!”
Dovevo aver perso i sensi, perché ad un certo punto pensai allo strano sogno che stavo facendo, di essere a testa in giù dopo un incidente sulla strada di casa. Avevo sognato di accompagnare Marta…
Merda…
No… non era stato un sogno. Tornai alla piena coscienza e ricominciai a sentire il cigolio della ruota disassata che continuava a girare e la puzza di benzina. Girai il collo verso la strada e vidi cosa avevo evitato per pochi metri: una figura umana coricata scompostamente in mezzo alla strada.