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Il viaggio più avventuroso di tutti è quello che ci porta a riempire il vuoto di una pagina bianca. Hai il coraggio di affrontare questa sfida? Allora puoi diventare uno di noi... Un Narranauta!

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L'Alternauta


L'Alternauta

“Terra 58?”

“Ha una massa superiore del 3% rispetto a Terra 1 e, di conseguenza, una maggiore gravità. Inoltre, l’atmosfera è più densa e abrasiva della nostra. I terrestri di Terra 58 sono fisicamente più massicci di noi e hanno la pelle spessa come cuoio.”

“Esatto. Terra 47?”

“E’ una Terra dove Napoleone ha vinto a Waterloo. La Francia ha conquistato prima l’Inghilterra e poi l’America del Nord. L’Impero Francese è collassato a metà Novecento, ma nelle ex colonie è rimasta una profonda impronta francofila. Tutti i McDonald’s di Terra 47 si chiamano McDò.”

“Un pianeta di francesi! Ho i brividi solo a pensarci. Terra 85?”

“E’ suppergiù come Terra 1, ma non esistono i biondi e la lettera P. Senti, Jo, questo gioco diverte anche me, ma qui abbiamo un lavoro da finire.”

“Dai, Lev, non fare l’ingegnere, ancora una. Terra 132?”

Lev aggrotta la fronte e rimane un istante in silenzio.

Jo sorride trionfante. “Ah – aaah! Questa non la sai, eh?” dice.

Lo sguardo di Lev s’illumina.

“Opossum!” esclama. “Opossum giganti telepatici.”

Jo afferra un volume stampato, lo sfoglia freneticamente, si ferma e legge, seguendo la riga con la punta del dito. Sul suo volto si dipinge la sorpresa.

“Giusto” dice. “Incredibile.” Alza lo sguardo. “Non è incredibile, Judas? Lev conosce a memoria tutte le centottantuno Terre alternative.”

Judas, in questo momento, è ridotto alla sola testa, lo spazio tra il cranio rasato e la mascella cubica. Il resto del suo corpo è inguainato in una tuta di materiale plastico così nero che, nella penombra, risulta pressoché invisibile. L’unico accessorio che spicca è la cintura, dalla quale pendono, alla sua sinistra, tre piccole bisacce, e alla destra una fondina. Fra i piedi di Judas è posato, nero anch’esso, un casco.

Judas siede all’interno di una struttura metallica a forma d’uovo, alta circa cinque metri. Nella superficie dell’uovo, grigia e lucida come un dorso di balena, si spalanca un’apertura rettangolare che incornicia Judas. L’uovo poggia su un basamento a tronco di cono, collegato da matasse di cavi ai macchinari che ingombrano tre quarti dello stanzone.

“E’ scorretto distinguere tra Terre alternative e non, Jo” dice Judas. “Tutte le Terre, inclusa la nostra, sono alternative rispetto alle altre. E’ solo per convenzione che chiamiamo il nostro pianeta Terra 1.”

“Però il viaggio transdimensionale l’abbiamo scoperto noi” ribatte Jo, postadolescente brufoloso, rosso di capelli, in divisa blu da tecnico. “Su nessuna delle altre centottanta Terre esiste una tecnologia del genere.”

“Le Terre non sono né centottanta né centottantuno” dice Lev, brizzolato, occhialuto, in camice bianco, mentre digita dati su uno dei numerosi terminali presenti. “Queste sono soltanto le Terre che abbiamo scoperto finora, ma è ragionevole pensare che le frequenze di realtà siano infinite.”

“Ciò significa che l’Alternaverso è composto da infinite Terre, sulle quali si realizzano infinite possibilità” dice Judas. “Quindi, è probabile che ci siano infinite dimensioni parallele nelle quali la specie umana ha scoperto il viaggio transdimensionale. Dobbiamo solo aspettare di trovarle.”

“O aspettare che loro trovino noi” dice Jo.

Con un sibilo appena percettibile, su una delle pareti dello stanzone si apre una porta a scorrimento. Oltre la soglia appare un uomo sulla sessantina, in uniforme verde marcio. Ha il lato sinistro del petto zavorrato di medaglie.

Lev e Jo scattano sull’attenti.

“Lev Arcudi, Ingegnere Capo, signor generale” dice Lev.

“Johannes Formichenko, Supporto Tecnico, signor generale” dice Jo.

“Riposo, riposo” dice il generale. “Quanto manca alla partenza?”

“Il ciclo diagnostico è quasi finito, signore” dice Lev. “Se non rileva problemi, saremo pronti tra…” Lancia un’occhiata allo schermo più vicino. “…meno d’un minuto.”

“Molto bene” dice il generale. Gira intorno all’uovo, scavalcando trecce di cavi, finché non si trova di fronte a Judas, che sta per alzarsi. Il generale gli fa cenno di rimanere seduto.

“Judas Zerella, Alternauta numero Zero Due Nove, signor generale” dice Judas.

“Piacere di conoscerti, ragazzo. Io sono il generale Tamahori” dice il generale.

“So bene chi è, signore” ribatte Judas. “Mi permetta di aggiungere che per me è un onore prestare servizio sotto un uomo che ha combattuto contro il Tiranno e ha fatto tanto per la pace mondiale.”

Il generale si schermisce. “Ho fatto quel poco che potevo per rendere un posto migliore il nostro mondo… Che a quei tempi era ancora l’unico che avevamo. E’ la tua prima missione come Alternauta, ragazzo?”

“Sì, signore.”

“Ti spediremo su…” Il generale si ferma, si gratta una tempia, si rivolge a Lev. “Dove, di preciso, signor Arcudi?”

“Su Terra 106, signor generale” risponde Lev.

“Già” riprende il generale. “Finora siamo stati su Terra 106 solo con delle sonde automatiche. Sappiamo che si tratta di una dimensione parallela nella quale la fisica risponde a leggi identiche alle nostre, quindi non corri il rischio di ritrovarti su una di quelle Terre da incubo dove il suono viaggia più veloce della luce.”

“Tipo Terra 165” mormora Lev a Jo.

“Però non sappiamo altro” continua il generale. “Potrebbe essere una Terra dominata da funghi tecnocrati neoevoluti, oppure una dittatura planetaria del Partito Feminazista, nella quale essere maschi è reato.”

“Come le Terre 95 e 119” sussurra Lev a Jo.

“Insomma, non abbiamo la minima idea di cosa ti troverai davanti” prosegue il generale. “La tua missione è proprio raccogliere informazioni su Terra 106. Spero che tu abbia ricevuto l’addestramento e l’equipaggiamento necessari per far fronte a qualsiasi evenienza.”

“Farò del mio meglio, signore.”

“Bravo, ragazzo. Ricorda che potrai rimanere in contatto con noi grazie alla trasmittente transdimensionale inserita nel casco, ma non potremo farti rientrare prima di sei ore dalla partenza.” Si rivolge a Lev. “Signor Arcudi, ci siamo?”

Lev consulta ancora lo schermo. “Il software dell’Alternave gira come il meccanismo di un orologio svizzero, signor generale. Siamo pronti alla partenza.”

“Molto bene” dice il generale. Poi, a Judas: “Buona fortuna, ragazzo.”

Judas annuisce; raccoglie il casco e se lo infila. Le dita di Lev volano su una delle tastiere, papiri di dati scorrono su tutti gli schermi dello stanzone. Lentamente, l’apertura dell’uovo metallico si richiude. L’ultima cosa che vede Judas, prima che Terra 1 scompaia alla sua vista, è Jo che gli rivolge un pollice alzato.

Per qualche secondo, l’uovo di metallo si ricopre di scariche bluastre e brina. Poi le scariche si riducono a qualche scintilla residua e la brina comincia subito a sciogliersi. La porta rettangolare dell’uovo si riapre.

L’uovo è vuoto.

“Partito” dice Lev.

L'arrivo

Un piccolissimo sobbalzo fa comprendere a Judas di essere arrivato. "Il viaggio alterdimensionale è istantaneo...." mormora ricordando le lezioni teoriche. La visione, da confusa, si fa presto netta e precisa, Judas spalanca gli occhi ed immediatamente un'espressione di enorme stupore gli si stampa in viso.

Judas si trova in uno stanzone, con scrivanie e fogli sparsi; uno stanzone maledettamente familiare, ma le sue sinapsi si rifiutano di fare i necessari collegamenti logici. Ogni barriera cade, però quando Judas, dopo aver fatto qualche incerto passo avanti scende da una piattaforma, si volta e non può fare a meno di vederlo. L'uovo.

"Ma... com'è possibile? Forse il viaggio non ha funzionato? E dove sono andati tutti?" Judas prova ad attivare la trasmittente che lo tiene in contatto con la sua Terra di origine, ma sente solo un fruscio di sottofondo. "Terra 1 mi sentite?... Base Terra 1?" Un gemito inarticolato esce dalla sua bocca quando, molto attenuato, gli sembra di sentire l'eco della sua voce in cuffia.

Judas cammina come ubriaco tra le postazioni di Lev e Jo, sulla quale vede addirittura il volume stampato con le descrizioni delle Terre alternative e ne sfoglia alcune pagine, meccanicamente. Inciampa sulla treccia di cavi di alimentazione della cabina uovo e si dirige verso la porta scorrevole dalla quale il generale Tamahori era apparso solo qualche istante prima.

O qualche giorno prima? O anni? Diverse decine di frequenze prima o dopo nello spettro del reale? O dell'irreale?

Judas si trova a correre senza controllo verso la porta scorrevole, il cui meccanismo non è veloce abbastanza per aprirsi in tempo ed interrompe bruscamente la sua corsa, facendolo cadere.

Quando Judas si rialza la porta è aperta ed egli ne varca la soglia, questa volta senza agitazione o fretta. Il corridoio che porta verso l'esterno della costruzione governativa è vuoto e buio e non un rumore interrompe il pulsare del sangue che Judas sente nella testa.

Superato il posto di controllo d'accesso (la guardiola vuota) Judas si trova di fronte alla porta-parete in vetracciaio opaco che lo separa dal mondo esterno.

"Fa che tutto sia a posto" mormora sottovoce, anche se non riesce a pensare a quale scenario questo augurio possa corrispondere.

La parete si apre scorrendo su guide invisibili e Judas esce all'esterno.

Ascolta il file audio!

Meglio soli

La città è esattamente come la ricordava. Trafficata, chiassosa, piena di vita. Davanti a lui, si stende il terrificante, solito ingorgo dell'ora di punta. Sul marciapiede, una piccola folla di persone si attarda per godersi i raggi limpidi del sole. Judas toglie il casco e chiude gli occhi, grato di quello spettacolo confortante.

"Ciao Judas, cosa ci fai qui?"

La voce, familiare, lo riporta sulla terra. Davanti a lui c'è l'Ingegnere Capo Arcudi. Il volto di Lev è rilassato, sorridente, ma il suo sguardo è preoccupato. Tiene in mano un guinzaglio, a cui è legato un quadrupede che somiglia ad un cavallo, ma delle dimensioni di un barboncino. Judas lo fissa affascinato, mentre Lev segue la direzione del suo sguardo.

"Hey Jude, ma che hai? Non ti ricordi di Tesla? E' il mio mini-quagga, me l'avete regalato tu e Jo per il mio compleanno!"

"Il tuo cosa? Regalato per il quando?"

"Dai Jude, non fare l'idiota. Me l'avete regalato per il mio compleanno, pochi mesi fa. Dopo la chiusura del Progetto Alternauta a causa dell'incidente con il Generale Tamahori. Brutta storia davvero, quella."

Judas sbatte gli occhi, cercando di dire qualcosa, ma non riesce ad emettere un suono. Boccheggia, come stordito.

"Amico, tu non stai bene. Poi cosa ci facevi dentro al complesso? E perché indossi una tuta transdimensionale? Spiegami cosa non va, su."

Judas è sempre più attonito. Cerca di spiegarsi, ma ogni parola esce con fatica sovrumana.

"Io... il viaggio... la traslazione, silenzio nel casco. Primo viaggio da Alternauta, qualcosa deve essere andato storto."

Lo sguardo di Lev si fa più duro.

"Judas, non so cosa stai cercando di fare, ma tutto questo non mi piace. Te lo chiedo ancora una volta: coa cercavi di fare qui?"

Judas respira profondamente, e finalmente trova le parole.

"Lev, io sono in missione. Sono appena partito per il mio primo viaggio. Sarei dovuto approdare su Terra 106, di cui non sapevamo nulla, ma qualcosa deve essere andato storto, perché mi ritrovo qui, con te, e non capisco più nulla. So solo che il centro è deserto, ed io non so nemmeno se sono in viaggio, se sono mai partito o se sono già tornato."

Lev sospira, si preme la radice del naso con le dita, si siede sull'ingresso del Centro, invitando Judas ad imitarlo. Poi comincia a parlare, a voce bassa e monocorde.

"Judas, ascoltami: sei su Terra Uno, come la chiamavamo. Me la ricordo bene la tua missione, perché fu l'ultima del Progetto. Judas Zerella, Alternauta Zero Due Nove, il massimo dei voti all'Accademia, emozionato come uno scolaretto il primo giorno di scuola ma preparatissimo. Nemmeno ci stupimmo più di tanto, quando Tamahori ti scelse personalmente per la missione su Terra 106, nonostante le poche informazioni in nostro possesso. Se avessimo saputo prima ciò che quel bastardo aveva in mente, forse avremmo potuto impedirglielo. O forse no, chissà. Aveva calcolato tutto alla perfezione, e tra infinite possibilità era riuscito a selezionarne solo una. Ma ormai quello che è successo è successo, ed ora non ci resta che tirare avanti, rimettere insieme i pezzi e cercare di vivere al meglio ciò che ci resta. Il Dottore aveva detto che ci sarebbero potute essere delle rimozioni, ma così gravi non ne hai mai avute."

"Co... cosa intendi dire? Chi è il Dottore? Cosa vuol dire 'ciò che ci resta'?" ribatte Judas, ormai terrorizzato.

"Rimozione, aveva ragione il Doc." Lev sorride amaro. "Jude, amico mio, fingerò che tu non ne sappia niente. Quando Tamahori fece... beh, fece quello che fece, io, te e Jo non ne uscimmo senza conseguenze. Probabilmente fu un effetto collaterale delle ridondanze traslazionali, od un'infezione pandimensionale, non abbiamo ancora capito. Resta il fatto che la nostra composizione molecolare è instabile: perdiamo coesione ogni giorno che passa, cedendo infinitesimali pezzetti di noi alle infinite dimensioni alternative che esistono, senza possibilità di rimedio."

"Stai dicendo che..."

Il tono di Lev tradisce un'immensa tristezza.

"Sto dicendo, amico mio, che stiamo morendo. Siamo stati uccisi. Ed il colpevole è sparito senza che nemmeno sapessimo perché ci ha fatto questo."